I gastroprotettori esauriscono i micronutrienti

Prevenzione delle carenze mediante l’assunzione di vitamine e minerali

I gastroprotettori alleviano i bruciori di stomaco e favoriscono la guarigione di lesioni alla mucosa gastrica, ma al tempo stesso possono pregiudicare l’assorbimento di importanti micronutrienti da parte dell’organismo e portare alla comparsa di malattie conseguenti, tra cui anemia e osteoporosi. Scoprite di quali micronutrienti si tratta e come prevenire o risolvere una carenza.

Gastroprotettori: efficacia, uso ed effetti collaterali

Come agiscono i gastroprotettori?

I gastroprotettori inibiscono la formazione di acido gastrico bloccando le cellule dello stomaco deputate alla sua produzione. Questi farmaci proteggono la mucosa gastrica dall’attacco dell’acido quando questo viene prodotto in eccesso.

Effetti collaterali dei gastroprotettori
I gastroprotettori inibiscono la formazione di acido gastrico bloccando le cellule dello stomaco deputate alla sua produzione. Immagine: Brandpepper GmbH/iStock/GettyImagesPlus

Informazioni

Speciali cellule della mucosa gastrica (cellule parietali) producono l’acido (protoni) e lo pompano nello stomaco. I gastroprotettori bloccano questa pompa e per questo sono noti anche come inibitori della pompa protonica (PPI).

Al gruppo dei gastroprotettori appartengono principi attivi farmacologici come omeprazolo (ad es. Antra®), esomeprazolo (ad es. Akirab®), pantoprazolo (ad es. Pantorc®), lansoprazolo (ad es. Lansox®), dexlansoprazolo (ad es. Dexilant®) e rabeprazolo (ad es. Pariet®). Sul mercato sono disponibili compresse, capsule e granulato per la preparazione di soluzioni. I gastroprotettori possono essere acquistati con o senza prescrizione medica.

Campi d’impiego dei gastroprotettori

I gastroprotettori vengono sempre impiegati in presenza di lesioni a carico della mucosa dell’esofago, dello stomaco o dell’intestino, ad esempio in caso di

  • Bruciori di stomaco
  • Ulcere gastriche o intestinali
  • Uso di analgesici come gli antinfiammatori non steroidei (protezione gastrica)
  • Disturbi digestivi nell’addome superiore (dispepsia)
  • Integrazione di una terapia antibiotica in presenza di Helicobacter pylori, un batterio spesso responsabile di infiammazioni della mucosa gastrica (gastrite).

Effetti collaterali: possibile carenza di micronutrienti provocata dai gastroprotettori

Vari studi scientifici osservazionali sembrano indicare che l’assunzione a lungo termine di gastroprotettori provochi una carenza di vitamine, minerali e oligoelementi, tra cui le vitamine B12 e C, nonché i minerali calcio, magnesio e ferro. L’assunzione mirata di queste sostanze nel quadro della medicina dei micronutrienti ne previene la carenza e i relativi sintomi. Livelli insufficienti di vitamina B12 e ferro possono ad esempio provocare anemia, mentre un apporto troppo basso di calcio è all’origine dell’osteoporosi.

L’impiego di gastroprotettori può inoltre causare altri effetti collaterali, come mal di testa, mal di pancia, stitichezza e diarrea. Non si possono nemmeno escludere alterazioni della flora intestinale: la ridotta quantità di acido gastrico, solitamente deputato all’eliminazione dei germi patogeni, nel lungo termine può favorire una iperproliferazione batterica nell’intestino tenue o infezioni del tratto gastrointestinale.

Classificazione

Come evitare gli effetti collaterali

Compensazione di una carenza con la vitamina B12

Base e meccanismo d’azione

Vitamina B12
Una lesione alla mucosa gastrica è già sufficiente a compromettere l’assorbimento della vitamina B12. Immagine: ayo888/iStock/Getty Images Plus

Una lesione alla mucosa gastrica è già sufficiente a compromettere l’assorbimento della vitamina B12, che viene ulteriormente impedito dai gastroprotettori: negli alimenti la vitamina B12 è spesso legata alle proteine, dalle quali deve innanzitutto essere scissa per poter essere assorbita dall’organismo. Questo compito viene svolto dall’acido gastrico.

Numerose ricerche pongono i gastroprotettori all’origine della carenza di vitamina B12: uno studio osservazionale di grandi dimensioni ha mostrato che i pazienti interessati da una carenza di vitamina B12 avevano assunto farmaci gastroprotettori più spesso dei soggetti sani. Il pericolo di un livello insufficiente di vitamina B12 aumentava con la durata dell’impiego e il numero delle compresse di gastroprotettori assunte quotidianamente, salendo di una volta e mezza in caso di uso protratto per due anni e addirittura raddoppiando nei pazienti che assumevano più di una compressa e mezza al giorno.

Una carenza di vitamina B12 si manifesta con la comparsa di anemia, soprattutto nelle persone anziane, con sintomi quali stanchezza, maggiore predisposizione alle infezioni, disturbi nervosi e problemi di memoria. Un’altra conseguenza è l’aumento dei livelli di omocisteina, una citotossina associata a diverse malattie, come ad esempio patologie cardiovascolari e osteoporosi.

Dosaggio e consigli sull’assunzione della vitamina B12

Per evitare una sua carenza, la vitamina B12 dovrebbe essere assunta a dosi giornaliere comprese tra 50 e 250 microgrammi in caso di regolare impiego di gastroprotettori. Si suppone che le persone che fanno uso di gastroprotettori per almeno due anni siano particolarmente esposte al rischio di una carenza di vitamina B12. Accanto ai soggetti di età superiore a 60 anni, un maggiore pericolo interessa inoltre vegetariani e vegani, persone con abitudini alimentari scorrette e pazienti trattati con l’antidiabetico metformina.

Consiglio

Una combinazione efficace: la vitamina B12 dovrebbe essere assunta assieme ad acido folico e vitamina B6, poiché tutte e tre le sostanze partecipano alla degradazione dell’omocisteina.

In presenza di un’anemia conclamata, i medici esperti in micronutrienti raccomandano dosi di vitamina B12 nettamente superiori (almeno 1.000 microgrammi).

Determinazione dei livelli di vitamina B12 e omocisteina in laboratorio

In caso di assunzione prolungata di gastroprotettori dovrebbero essere controllati i livelli ematici di vitamina B12. Il metodo migliore per farlo prevede la rilevazione dell’olotranscobalamina (holoTC), il cui valore è maggiormente indicativo. L’olotranscobalamina è infatti la forma di trasporto della vitamina B12 nel sangue nonché la sua forma attiva, ovvero l’unica a essere assorbita nelle cellule dell’organismo. Un valore dell’olotranscobalamina nel siero inferiore a 35 picomoli per litro indica una carenza di vitamina B12, presente in forma più lieve in caso di livelli compresi tra 35 e 50 e assente se superiori a 54.

Anche i valori dell’omocisteina sono utili per determinare la quantità di vitamina B12 e devono essere minimi per indicare una situazione ottimale. I valori normali sono compresi tra 5 e 9 micromoli per litro.

I gastroprotettori pregiudicano il metabolismo del calcio e aumentano il rischio di fratture ossee

Base e meccanismo d’azione

I ricercatori suppongono che l’uso prolungato di gastroprotettori porti ad un’alterazione del bilancio del calcio e all’osteoporosi. Immagine: eranicle/iStock/Thinkstock

I ricercatori suppongono che l’uso prolungato di gastroprotettori porti ad un’alterazione del bilancio del calcio e all’osteoporosi: l’acido gastrico è infatti indispensabile per l’assorbimento di questo minerale dagli alimenti. Questo vale soprattutto per i sali di calcio poco solubili come il carbonato di calcio, contenuto principalmente nei cibi. A causa della carenza di acido gastrico provocata dai gastroprotettori, solo una percentuale ridotta di calcio viene ricavata e assorbita da questi sali. Se la quantità di calcio nel sangue non è sufficiente, l’organismo lo ricava dalle ossa, con un aumento del rischio di fratture.  

Il parere degli esperti

Alcuni indizi portano a ritenere che i gastroprotettori favoriscano il rilascio dell’ormone paratiroideo, contribuendo alla decalcificazione ossea. L’abbassamento dei livelli di calcio nel sangue attiva infatti le ghiandole paratiroidi, che rilasciano l’ormone paratiroideo, il quale a sua volta favorisce al scomposizione della sostanza ossea per liberare calcio e ripristinarne i livelli.

La maggior parte degli studi suggerisce che l’uso a lungo termine di gastroprotettori aumenta il rischio di fratture ossee, anche se i meccanismi di questo processo non sono ancora stati del tutto chiariti. La Food and Drug Administration (FDA) statunitense mette in guardia dal possibile rischio di fratture associato all’impiego di gastroprotettori a dosi elevate e/o per più di un anno, che potrebbe essere contrastato con l’assunzione preventiva di calcio.

Informazioni

Il calcio dovrebbe anche migliorare i livelli di vitamina B12, che, secondo quanto scoperto dai ricercatori di uno studio preliminare, vengono influenzati dall’integrazione di questo minerale. I soggetti che hanno assunto calcio assieme ai gastroprotettori sono stati colpiti più raramente da una carenza di vitamina B12 rispetto a chi ha utilizzato solo i farmaci.

Dosaggio e consigli sull’assunzione del calcio

Nell’ambito della medicina dei micronutrienti si raccomanda di supportare la terapia a lungo termine con gastroprotettori con dosi giornaliere di calcio fino a 1.000 milligrammi. È opportuno scegliere preparati contenenti calcio ben disponibile, come il calcio citrato che, come indicato da alcune sperimentazioni, può essere assorbito nello stomaco indipendentemente dall’acido.

In caso di dosi elevate, la quantità totale dovrebbe essere distribuita nell’arco della giornata per assicurarne il massimo assorbimento nell’intestino, ad esempio in due porzioni da 500 milligrammi.

Consiglio

Si consiglia di combinare il calcio con le vitamine D e K2, due micronutrienti utili per le ossa: la vitamina D migliora l’assorbimento del calcio attraverso l’intestino, mentre la vitamina K2 ne favorisce il deposito nelle ossa, impedendo che venga erroneamente immagazzinato altrove, ad esempio nelle arterie, diventando causa di arteriosclerosi.

Attenzione al calcio in caso di assunzione di farmaci e malattie renali

L’assorbimento di alcuni farmaci può essere ridotto dall’impiego concomitante di integratori di calcio. A questi medicinali appartengono alcuni antibiotici (ad es. Ambramicina®, Efracea®, Zinnat®, Amoxil®), ormoni tiroidei con l-tiroxina (ad es. Eutirox®, Tirosint®) e determinati principi attivi contro l’osteoporosi della categoria dei bisfosfonati (ad es. Fosamax®, Bondronat®, Dronal®, Genalen®).

Gli antipertensivi e i diuretici della categoria dei diuretici tiazidici (ad es. Esidrex®) e lo psicofarmaco litio inibiscono l’escrezione del calcio da parte dei reni, che può raggiungere livelli eccessivi se assunto anche con integratori. Il suo impiego deve pertanto essere discusso con il proprio medico.

Si raccomanda la massima cautela anche a chi prevede l’uso prolungato di quantità elevate di calcio in presenza di calcoli e malattie renali, poiché i reni debilitati non riescono ad eliminare correttamente il minerale in eccesso.

Alcune malattie (ad esempio cancro con metastasi ossee, tumori delle paratiroidi) sono caratterizzate da livelli di calcio superiori alla norma, costituendo una controindicazione per l’ulteriore assunzione di integratori.

Inoltre, le sostanze in grado di legare l’acido gastrico (antiacidi) con composti di calcio come il carbonato di calcio, non dovrebbero essere assunte in concomitanza con calcio citrato.

I gastroprotettori provocano carenza di magnesio

Base e meccanismo d’azione

Si suppone che i gastroprotettori limitino la quantità di magnesio assorbita dagli alimenti nell’intestino. La valutazione dei dati disponibili ha portato alla conclusione che l’assunzione prolungata di gastroprotettori per una media di cinque anni porti a una carenza di magnesio, che si risolve in fretta dopo la sospensione del trattamento e si ripresenta alla ripresa della terapia. L’impiego occasionale (da uno a tre giorni) di gastroprotettori non sembra invece provocare alcun deficit di magnesio.

Il parere degli esperti

Il magnesio viene assorbito nell’intestino in due modi: l’assorbimento attivo avviene nell’intestino tenue ad opera di speciali trasportatori, che non riescono più a svolgere correttamente il loro compito se il livello di acidità (valore del pH) viene alterato dai gastroprotettori.

L’assorbimento passivo non ricorre invece a questi trasportatori, e in tal caso il magnesio attraversa la parete intestinale in base alla quantità presente. Diversi esami di laboratorio indicano che il principio attivo omeprazolo inibisce il trasporto del magnesio.

Una carenza di magnesio può provocare problemi muscolari come crampi, contratture e tremori, nonché difficoltà di concentrazione, depressione, insonnia e mal di testa. Una carenza protratta negli anni può portare alla comparsa di aritmia e insufficienza cardiaca.

Dosaggio e consigli sull’assunzione del magnesio

I medici esperti in micronutrienti consigliano di supportare la terapia a base di gastroprotettori con dosi giornaliere di magnesio comprese tra 100 e 300 milligrammi, preferendo composti organici dalla buona biodisponibilità, come il magnesio citrato.

Tuttavia, a volte l’integrazione del magnesio non è sufficiente a prevenirne una carenza. Se accompagnata da bassi livelli di magnesio, l’assunzione regolare e prolungata di gastroprotettori dovrebbe essere sospesa di tanto in tanto. A rischio sono soprattutto i pazienti che, oltre ai gastroprotettori, assumono farmaci noti per ridurre i livelli del magnesio (come i diuretici o i medicinali per il trattamento dell’insufficienza cardiaca e dell’aritmia contenenti il principio attivo digossina). In questo caso anche gli antistaminici (antagonisti dei recettori H2) rappresentano un’alternativa ai gastroprotettori.

L’assorbimento del magnesio migliora con gli antagonisti dei recettori H2, che possono però provocare una carenza di vitamina B12. Immagine: Ugreen/iStock/GettyImagesPlus

Il parere degli esperti

Gli antagonisti dei recettori H2 si legano ai recettori dell’istamina nello stomaco inibendo così la produzione di acido gastrico. L’assorbimento del magnesio migliora con gli H2 antagonisti, che possono però provocare una carenza di vitamina B12.

Determinazione del magnesio nel sangue intero

È opportuno far verificare da un medico i livelli di magnesio nel sangue intero, che contiene anche i globuli rossi e consente di ottenere risultati più indicativi rispetto all’analisi del solo siero. Immagine: jarun011/iStock/Getty Images Plus

Nell’organismo il magnesio è presente soprattutto nelle cellule, e la sua quantità nei globuli rossi è tre volte superiore a quella presente nel siero. Per questo è opportuno misurare i suoi livelli nel sangue intero, che contiene anche i globuli rossi e consente di ottenere risultati più indicativi rispetto all’analisi del solo siero.

I valori normali sono compresi tra 1,38 e 1,50 millimoli per litro.

I medici esperti in micronutrienti consigliano ai pazienti di far controllare i valori del magnesio una o due volte l’anno.

 

Attenzione al magnesio in caso di assunzione di farmaci e malattie renali

Si raccomanda di prestare attenzione in caso di assunzione concomitante di magnesio e dei seguenti farmaci:

  • Determinati antibiotici come la ciprofloxacina (ad es. Ciperus®), l’enoxacina (ad es. Enoxen®), la levofloxacina (ad es. Tavanic®) e la doxiciclina (ad es. Doxina®)
  • Principi attivi contro l’osteoporosi della categoria dei bisfosfonati come l’acido alendronico (ad esempio Fosamax®, Alenic®), l’acido clodronico (ad esempio Clasteon®) o l’acido etidronico (ad esempio Moticlod®).

È possibile che il magnesio riduca l’efficacia di questi farmaci, pertanto dovrebbe essere assunto ad almeno due ore di distanza.

I soggetti con malattie renali croniche non dovrebbero integrare il magnesio perché i reni indeboliti non riescono a eliminarne la quantità in eccesso, che andrebbe quindi ad accumularsi nel sangue.

Assorbimento ridotto del ferro per effetto dei gastroprotettori

Base e meccanismo d’azione

Vari studi osservazionali e le prime sperimentazioni cliniche lasciano supporre un ruolo dei gastroprotettori nella comparsa di carenze di ferro. Immagine: golubovy/iStock/GettyImagesPlus

L’acido gastrico partecipa al rilascio del ferro contenuto nei composti poco solubili e alla sua trasformazione in una forma che possa essere assorbita dall’organismo. Il suo ruolo è importante soprattutto per il ferro presente nei vegetali. Vari studi osservazionali e le prime sperimentazioni cliniche lasciano supporre un ruolo dei gastroprotettori nella comparsa di carenze di ferro:

Uno studio osservazionale di grandi dimensioni con un totale di 466 360 partecipanti ha evidenziato, ad esempio, un aumento del rischio di una carenza di ferro in seguito all’uso di gastroprotettori per oltre due anni, rischio quadruplicato dall’assunzione di più di una compressa e mezza per almeno dieci anni.

I dati a disposizione non sono tuttavia sempre concordanti e alcuni studi mostrano esiti contrari, in una situazione che deve essere chiarita con ulteriori indagini. In caso di impiego prolungato di gastroprotettori, i medici esperti in micronutrienti raccomandano il controllo dei livelli di ferro una o due volte l’anno per poter individuare precocemente un’eventuale carenza.

Una carenza di ferro può essere all’origine di stanchezza, disturbi di apprendimento e concentrazione, pallore o anemia. Vegetariani e vegani sono particolarmente esposti a questo rischio.

Dosaggio e consigli sull’assunzione del ferro

Nella maggior parte dei casi una carenza di ferro non si può risolvere con il solo consumo di alimenti che lo contengano e i medici propongono l’assunzione di un preparato. La quantità dipende dalla gravità della situazione: una forte carenza di ferro richiede dosi da 50 a 100 milligrammi al giorno, mentre nei casi più lievi 20-40 milligrammi possono essere sufficienti. Il trattamento deve proseguire fino alla normalizzazione dei valori di laboratorio.

Nelle carenze di ferro più gravi può essere opportuno sospendere temporaneamente l’assunzione del gastroprotettore, come dimostrato da uno studio in cui questa strategia ha migliorato l’apporto del minerale. Un deficit importante può inoltre essere trattato con la somministrazione del ferro direttamente in vena (infusione).

Il ferro inibisce l’assorbimento di magnesio e calcio, che pertanto non devono essere mai assunti nello stesso momento. Il ferro è meglio tollerato se somministrato insieme ai pasti.

Valori di laboratorio necessari alla determinazione del livello di ferro

In presenza di un deficit di ferro il medico accerta più valori del ferro, controllando il livello dell’emoglobina, una sostanza contenente ferro e responsabile della colorazione del sangue, o della ferritina, ovvero la proteina di trasporto del ferro. I valori dell’emoglobina dovrebbero essere superiori a 12 grammi per decilitro nelle donne e a 15 negli uomini, mentre quelli della ferritina sono compresi tra 34 e 310 microgrammi per litro negli uomini e tra 23 e 110 nelle donne.

Il ferro riduce l’effetto di numerosi farmaci

Il ferro riduce l’assorbimento e l’effetto di una serie di farmaci, tra cui:

  • Antipertensivi: ad esempio gli ACE-inibitori con principi attivi quali benazepril (Zinadril®) o captopril (Tenpril®)
  • Farmaci contro l’osteoporosi: ad esempio i bisfosfonati con principi attivi quali acido alendronico (Fosamax®) o acido pamidronico (Aredia®)
  • Farmaci contro il Parkinson: ad esempio gli inibitori della decarbossilasi con il principio attivo carbidopa (Duodopa®) o levodopa (Corbilta®)
  • Farmaci per la tiroide: tiroxina (Eutirox®)
  • Antibiotici: tra cui la penicillina (ad esempio l’ampicillina come Amplital®), le tetracicline (ad esempio la minociclina come Minocin®) o gli antibiotici chinolonici (ad esempio la ciprofloxacina come Ciprofloxacina ratiopharm® o la norfloxacina come Norflox® e Noroxin®); rifampicina (come Rifadin® o Rifampicina®)
  • Antireumatici/chelanti del rame: penicillamina (Cuprimine®)

Questi principi attivi devono pertanto essere assunti a due-tre ore di distanza dal ferro.

I farmaci antigotta contenenti il principio attivo allopurinolo (Zyloric®, Allurit®) possono causare un aumento dei depositi di ferro nel fegato con danni a carico dell’organismo, pertanto non dovrebbero essere assunti con integratori di ferro.

I gastroprotettori compromettono il bilancio della vitamina C

Base e meccanismo d’azione

L’assunzione di gastroprotettori può influenzare negativamente anche l’apporto di vitamina C, instabile in presenza di un livello di acidità ridotto (pH neutro o elevato). Si presume che questa situazione determini una diminuzione della quantità di acido ascorbico, ovvero della forma della vitamina con effetto antiossidante, nello stomaco e nel sangue.

Valori ematici: un primo studio condotto su 29 soggetti sani ha documentato una diminuzione del livello ematico della vitamina C superiore al 12 percento dopo la somministrazione ai partecipanti di 40 milligrammi del gastroprotettore omeprazolo per quattro settimane. Questa osservazione suggerisce una minore disponibilità della vitamina C degli alimenti durante l’impiego di gastroprotettori.

Concentrazione nello stomaco: in uno studio preliminare, il trattamento con omeprazolo (40 milligrammi per quattro settimane) ha provocato un netto calo del contenuto di vitamina C nei succhi gastrici.

Informazioni

Una conseguenza della presenza di una quantità troppo ridotta di vitamina C nello stomaco potrebbe essere rappresentata dall’aumento dello stress con alimenti contenenti nitrito, una sostanza responsabile della formazione di nitrosamine cancerogene associate a un aumento del rischio di cancro. La vitamina C ne impedisce la produzione.

I pazienti con infezioni provocate dal batterio gastrico Helicobacter pylori sembrano essere particolarmente interessati da un disturbo del metabolismo della vitamina C provocato dai gastroprotettori. Questi batteri scatenano infatti un’infiammazione della mucosa gastrica che porta allo svuotamento cronico delle riserve di vitamina C.

Una carenza di vitamina C si manifesta inizialmente con mancanza di energia, stanchezza e spossatezza. Anche una maggiore predisposizione alle infezioni può essere provocata da una carenza della vitamina del sistema immunitario. Una grave situazione di deficit protratta nel tempo sfocia nello scorbuto, una malattia che annovera tra i suoi sintomi sanguinamento e infiammazione gengivale e perdita dei denti.

Dosaggio e consigli sull’assunzione della vitamina C

La vitamina C può essere assunta tra i pasti o insieme ad pasto, aumentandone in quest’ultimo caso la tollerabilità a livello gastrico. Immagine: Tijana87/iStock/GettyImagesPlus

L’impiego di gastroprotettori può essere opportunamente supportato dall’assunzione di dosi giornaliere di vitamina C comprese tra 100 e 200 milligrammi. In presenza di malattie, immunodeficienza o carenza di vitamina C accertata, i medici esperti in micronutrienti consigliano quantità superiori, ad esempio tra 500 e 1.000 milligrammi al giorno.

La vitamina C può essere assunta tra i pasti o insieme ad pasto, aumentandone in quest’ultimo caso la tollerabilità a livello gastrico.

Da considerare in caso di insufficienza renale

In caso di insufficienza renale non si dovrebbero assumere dosi elevate (oltre 500 milligrammi al giorno) di vitamina C, poiché i reni malati non riescono a gestirla, con conseguente possibilità di sviluppo di calcoli urinari e depositi di ossalato nei tessuti.

Dosaggi in breve

Dosi giornaliere di micronutrienti consigliate in caso di assunzione di gastroprotettori

Vitamina B12

250 microgrammi(µg)

Vitamina C

da 100 a 1.000 milligrammi (mg)

Calcio

fino a 1.000 milligrammi

Magnesio

da 100 a 300 milligrammi

Ferro

lieve carenza: da 20 a 40 milligrammi

grave carenza: da 50 a 100 milligrammi

Esami di laboratorio consigliati in breve

Esami del sangue consigliati in caso di assunzione di gastroprotettori

Valori ottimali

Vitamina B12

oltre 54 picomoli per litro (pmol/l) (da determinare come olotranscobalamina)

Omocisteina

da 5 a 9 micromoli per litro (µmol/l)

Magnesio

da 1,38 a 1,50 millimoli per litro (mmol/l)

Ferro

da 34 a 310 microgrammi di ferritina per litro (µg/l) negli uomini, da 23 a 110 microgrammi per litro nelle donne

Classificazione

Riepilogo

I gastroprotettori (inibitori della pompa protonica) riducono il rilascio di acido gastrico. Vengono impiegati nel trattamento di bruciori di stomaco, ulcere gastriche e intestinali nonché nella terapia del batterio gastrico Helicobacter pylori.

L’assunzione prolungata di gastroprotettori può provocare la carenza di vari micronutrienti, tra cui le vitamine B12 e C, il calcio, il magnesio e il ferro, che l’organismo può assumere con l’alimentazione solo in presenza di sufficiente acido gastrico. Nelle persone che assumono gastroprotettori regolarmente e per periodi prolungati, la quantità di acido gastrico può non essere sufficiente ad assicurare un apporto adeguato di questi nutrienti.

Per questo, in caso di assunzione a lungo termine di gastroprotettori, i medici esperti in micronutrienti raccomandano l’impiego di un integratore per prevenirne la carenza. Lo stato di vitamina B12, ferro e magnesio dovrebbe essere controllato regolarmente, assieme ai livelli di omocisteina nel sangue. In caso di valori di omocisteina superiori alla norma è opportuno assumere vitamine del gruppo B.

Classificazione

Indice degli studi e delle fonti

Aroda, V.R. et al. (2016): Long-term Metformin Use and Vitamin B12 Deficiency in the Diabetes Prevention Program Outcomes Study. J Clin Endocrinol Metab. 101(4):1754-61. https:/­/­www.ncbi.nlm.nih.gov/­pubmed/­26900641, consultato il: 24.07.2018.

Biesaklsi, H.K. (2016): Vitamine und Minerale. Indikation, Diagnostik, Therapie. 1. Aufl. Georg Thieme Verlag Stuttgart New York.

Cheungpasitporn, W. (2015): Proton pump inhibitors linked to hypomagnesemia: a systematic review and meta-analysis of observational studies. Ren Fail. 37(7):1237-41. https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/26108134, consultato il: 24.07.2018.

Fischbach, W. et al. (2016): Helicobacter pylori und gastroduodenale Ulkuskrankheit. Z Gastroenterol. 2016; 54: 327–363. http://dx.doi.org/ 10.1055/s-0042-102967, consultato il: 24.07.2018.

Food and Drug Administration (FDA) (2010): FDA Drug Safety Communication: Possible increased risk of fractures of the hip, wrist, and spine with the use of proton pump inhibitors. Silver Spring, MD: US Food and Drug Administration. Available at: http://www.fda.gov/Drugs/DrugSafety/postmarketdrugsafetyInformationforpatientsandproviders/ucm213206.htm#TableofEpidemiologicalStudiesevaluatingfractureriskwithprotonpumpinhibitors, consultato il: 24.07.2018.

Gröber, U. (2018): Arzneimittel und Mikronährstoffe – Medikationsorientierte Supplementierung. 4. Aufl. Wissenschaftliche Verlagsgesellschaft Stuttgart.

Gröber, U. et al. (2018): Important drug-micronutrient interactions: a selection for clinical practice. Crit Rev Food Sci Nutr. 2018 Dec 23:1-19. https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/30580552, consultato il: 14.01.2019.

Gröber, U. (2015): Interaktionen, Arzneimittel und Mikronährstoffe. 2. Aufl. Wissenschaftliche Verlagsgesellschaft Stuttgart.

Heidelbaugh, J.J. (2013): Proton pump inhibitors and risk of vitamin and mineral deficiency: evidence and clinical implications. Therapeutic Advances in Drug Safety. 4(3):125–133. https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC4110863/, consultato il: 24.07.2018.

Henry, E.B. (2005): Proton pump inhibitors reduce the bioavailability of dietary vitamin C. Aliment Pharmacol Ther. 22(6):539-545. onlinelibrary.wiley.com/doi/pdf/10.1111/j.1365-2036.2005.02568.x, consultato il: 24.07.2018.

Hess, M.W. et al. (2012): Systematic review: hypomagnesaemia induced by proton pump inhibition. Aliment Pharmacol Ther. 36(5):405-413. http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/22762246, consultato il: 24.07.2018.

Ito, T. & Jensen, R.T. (2010): Association of Long-term Proton Pump Inhibitor Therapy with Bone Fractures and effects on Absorption of Calcium, Vitamin B12, Iron, and Magnesium. Current Gastroenterology Reports. 12(6):448–457.
https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC2974811/, consultato il: 24.07.2018.

Jensen, R.T. (2006): Consequences of long-term proton pump blockade: Highlighting insights from studies of patients with gastrinomas. Basic Clin Pharmacol Toxicol. 98:4–19. https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/16433886, consultato il: 24.07.2018.

Khalili, H. et al. (2012): Use of proton pump inhibitors and Use of proton pump inhibitors and risk of hip factors: a prospective cohort study. Brit Med J. 344:e372. https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/22294756, consultato il: 24.07.2018.

Koop, H. et al. (1992): Serum iron, ferritin, and vitamin B12 during prolonged omeprazole therapy. J Clin Gastroenterol. 14:288–292. https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/1607604, consultato il: 24.07.2018.

Koop, H. (1992): Review article: metabolic consequences of long-term inhibition of acid secretion by omeprazole. Aliment Pharmacol Ther. 6:399-406. https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/1420733, consultato il: 24.07.2018.

Lam, J.R. et al. (2013): Proton Pump Inhibitor and Histamine 2 Receptor Antagonist Use and Vitamin B12 Deficiency. JAMA. 2013;310(22):2435–2442. jamanetwork.com/journals/jama/fullarticle/1788456, consultato il: 24.07.2018.

Lam, J.R. (2017): Proton Pump Inhibitor and Histamine-2 Receptor Antagonist Use and Iron Deficiency. Gastroenterology. 152(4):821-829. https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/27890768, consultato il: 24.07.2018.

Maes, M.L. et al. (2017): Adverse effects of proton-pump inhibitor use in older adults: a review of the evidence. Therapeutic Advances in Drug Safety. 8(9):273–297. https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC5557164/, consultato il: 24.07.2018.

McColl, K. (2009) Effect of proton pump inhibitors on vitamins and iron. Am J Gastroenterol. 104(2): 5–9. https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/19262546, consultato il: 24.07.2018.

Michalek, W. et al. (2011): Impact of acid suppression on upper gastrointestinal pH and motility. Dig Dis Sci. 56(6):1735-42. https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/21086166, consultato il: 24.07.2018.

Miret, S. (2003): Physiology and molecular biology of dietary iron absorption. Annu Rev Nutr. 23:283–301. https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/12626689, consultato il: 24.07.2018.

Mizunashi, K. et al. (1993): Effect of omeprazole, an inhibitor of H+K(+)-ATPase, on bone resorption in humans. Calcif Tissue Int. 53(1):21-5. https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/8102318, consultato il: 24.07.2018.

Mowat, C. et al. (1999): Omeprazole and dietary nitrite independently affect levels of vitamin C and nitrite in gastric juice. Gastroenterology. 116: 813–822. https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/10092303, consultato il: 24.07.2018.

Ngamruengphong, S. et al. (2011): Proton pump inhibitors and risk of fracture analysis of observational studies. Am J Gastroenterol. 106: 1209-1218, https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/21483462, consultato il: 24.07.2018.

O'Connell, M.B. et al. (2005): Effects of proton pump inhibitors on calcium carbonate absorption in women: a randomized crossover<s class="msoDel"> </s> trial. Am J Med. 118(7):778-81. https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/15989913, consultato il: 24.07.2018.

Qorraj-Bytyqi, H. et al. (2018): Proton Pump Inhibitors Intake and Iron and Vitamin B12 Status: A Prospective Comparative Study with a Follow up of 12 Months. Open Access Maced J Med Sci. 6(3):442-446. https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/29610598, consultato il: 24.07.2018.

Park, C.H. et al. (2014): The Association between the Use of Proton Pump Inhibitors and the Risk of Hypomagnesemia: A Systematic Review and Meta-Analysis. PLoS ONE. 9(11):e112558. https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC4230950/, consultato il: 24.07.2018.

Presse, N. et al. (2016): Vitamin B12 Deficiency Induced by the Use of Gastric Acid Inhibitors: Calcium Supplements as a Potential Effect Modifier. J Nutr Health Aging. 20(5):569-73, https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/27102797, consultato il: 24.07.2018.

Recker, R.R. (1985): Calcium absorption and achlorhydria. New England Journal of Medicine. 313:70–3. https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/4000241, consultato il: 24.07.2018.

Sharma, V.R. (2004): Effect of omeprazole on oral iron replacement in patients with iron deficiency anemia. South Med J.97:887–889. https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/15455980, consultato il: 24.07.2018.

Skikne, B.S. (1981): Role of gastric acid in food iron absorption. Gastroenterology. 81:1068–1071. https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/7286584, consultato il: 24.07.2018.

Stewart, C.A. et al. (1998): Assessment of the risk of iron malabsorption in patients with Zollinger-Ellison syndrome treated with long-term gastric acid antisecretory therapy. Aliment Pharmacol Ther. 12:83–98, https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/9692706, consultato il: 24.07.2018.

Toh, J.W. et al. (2015): Hypomagnesaemia associated with long-term use of proton pump inhibitors, Gastroenterology Report. 3(3):243–253. https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/25138239, consultato il: 24.07.2018.

Uyar, S. (2018): Short-Term Effect of High-Dose Pantoprazol on Serum and Urinary Magnesium Levels. Clin Lab. 1;64(3):263-268. https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/29739099, consultato il: 24.07.2018.

Van der Velde, R.Y. et al. (2014): Calcium and vitamin D supplementation: state of the art for daily practice. Food & Nutrition Research. 58, 10.3402/fnr.v58.21796. https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC4126954/, consultato il: 24.07.2018.

Wong, C.W. (2015): Vitamin B12 deficiency in the elderly: is it worth screening? Hong Kong Med J. 21(2):155-64. https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/25756278, consultato il: 24.07.2018.

Yang, Y.X. (2008): Proton pump inhibitor therapy and osteoporosis. Curr Drug Saf. 3(3):204-9. https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/18691003/, consultato il: 24.07.2018.

Yang, Y.X. (2012): Chronic PPI Therapy and Calcium Metabolism. Current Gastroenterology Reports, 14(6), 473–479. https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC4525469/, consultato il: 24.07.2018.

Classificazione