La sindrome del burnout può essere curata in modo naturale con le vitamine

In che modo determinate sostanze nutritive possono essere d'aiuto nella sindrome del burnout

Con burnout si intende un completo esaurimento fisico ed emotivo e per molte persone colpite è una situazione molto opprimente, perché la loro qualità della vita peggiora drasticamente. Il burnout può essere evitato se le persone colpite si affidano repentinamente all'aiuto medico. Inoltre, anche le vitamine e i micronutrienti migliorano le funzionalità neurologiche e stabilizzano la psiche attaccata. Scoprite qui quali sono.

Un uomo in ufficio, seduto davanti al laptop che si tiene la testa
Nella maggior parte dei casi la sindrome del burnout è causata da un sovraccarico costante sul lavoro. Immagine: dolgachov/iStock/Getty Images Plus

Cause e sintomi

Cause del burnout

Il termine burnout descrive come si sentono le persone colpite, di fatto "sfinite", cronicamente esauste e stanche, con le riserve fisiche e psichiche completamente svuotate.

La causa principale della sindrome del burnout è un sovraccarico costante a livello lavorativo, ad esempio a seguito di un carico di lavoro troppo elevato, di pressioni a livello di tempo e di prestazioni e stress. Le persone che soffrono di burnout non si sentono più in grado di affrontare le richieste a cui sono sottoposti sul lavoro. Perdono motivazione, creatività e fiducia in sé e si distaccano dal lavoro (depersonalizzazione).

Sintomi del burnout

In caso di burnout si verificano spesso disturbi psichici come ansia o depressione. Altri sintomi tipici sono disturbi del sonno, maggiore propensione alle infezioni, disturbi di stomaco, mal di schiena o mal di gola. Molte persone che soffrono della sindrome del burnout si sentono depressi, impotenti e disperati, sono facilmente irritabili o reagiscono subito in modo aggressivo. Inoltre, poiché si estraniano dal lavoro, spesso anche le loro prestazioni peggiorano.

Classificazione

Obiettivi del trattamento

L'obiettivo primario del trattamento di una sindrome del burnout è riconoscere nelle persone colpite i fattori di stress fondamentali e imparare a evitarli o affrontarli meglio.

Come viene curata la sindrome del burnout in modo classico?

Una donna seduta per terra, in un bosco, a gambe incrociate
Varie tecniche di rilassamento e strategie contro lo stress aiutano a combatterlo più facilmente. Immagine: Marcin Wiklik/iStock/Getty Images Plus

Tra le misure di trattamento frequenti in caso di sindrome del burnout figurano tecniche di rilassamento quali training autogeno o yoga e strategie per la gestione dello stress. Queste misure dovrebbero aiutare chi soffre di burnout a ridurre in modo più semplice lo stress eccessivo e sviluppare una maggiore calma. Inoltre, è particolarmente importante ridurre l'eccessivo perfezionismo, idealismo e ambizione, non avere aspettative esagerate nei confronti di se stessi e imparare ad accettare l'aiuto esterno.

Consiglio

Proprio quando si vive un grosso stress lavorativo è importante non dimenticare i momenti belli della vita. Occorre dedicare con regolarità del tempo a un hobby piacevole, incontrare gli amici o gustare un buon pasto.

Solitamente, in caso di sindrome del burnout, i farmaci vengono utilizzati solo se si aggiungono altri disturbi psichici come ad esempio depressione o disturbi d'ansia.

Gli obiettivi della medicina dei micronutrienti

Tutti i processi psichici nel cervello sono guidati da processi biochimici che, se si segue una dieta povera di minerali e vitamine, possono essere danneggiati. Il fabbisogno di sostanze nutritive è particolarmente elevato in caso di stress eccessivo e di gravi disturbi emotivi. L'apporto di micronutrienti può aiutare a compensare questo maggior fabbisogno ed evitare le ripercussioni sulla salute in caso di carenza. I micronutrienti possono completare il trattamento classico della sindrome del burnout anche in altri modi:

  • Vitamina B, acidi grassi omega 3 e fosfatidilserina favoriscono le funzionalità del sistema nervoso.
  • Aminoacidi e micronutrienti come triptofano, teanina, taurina, magnesio e vitamina D calmano e stabilizzano la psiche.
  • Gli antiossidanti come la vitamina C, la vitamina E o il selenio hanno un effetto antinfiammatorio e riducono lo stress ossidativo nel sistema nervoso.
  • La rodiola rafforza il corpo e inibisce il cortisolo, l'ormone dello stress.
Classificazione

Trattamento con i micronutrienti

Le vitamine B favoriscono il metabolismo del sistema nervoso ed energetico

Meccanismo di efficacia delle vitamine B

Diversi studi mostrano come l'apporto di micronutrienti abbia un effetto positivo sulla percezione dello stress e possa risultare efficace in caso di disturbi psichiatrici lievi e influenzi l'umore generale. Questo vale in particolare per gli integratori alimentari che contengono vitamina B, quindi ad esempio acido folico, niacina, acido pantotenico o le vitamine B1, B6 e B12.

Le vitamine B risultano efficaci in diversi modi: da un lato favoriscono il metabolismo energetico e del sistema nervoso e quindi le prestazioni psichiche e fisiche, dall'altro possono contribuire a ridurre il livello di omocisteina. Quest'ultima è una sostanza nociva che viene prodotta dal normale metabolismo. Livelli elevati di omocisteina possono bloccare la formazione di importanti trasmettitori del sistema nervoso, favorendo così stati depressivi. Le vitamine B6, B12 e l'acido folico sono in grado di intervenire per ridurla.

Dose e consigli di assunzione delle vitamine B

Quando si deve scegliere un trattamento coadiuvante in caso di sindrome del burnout, si dovrebbe optare per un preparato che contenga tutte le vitamine del complesso B, poiché il loro effetto singolo in caso di disturbi psichici non è stato dimostrato scientificamente. Si consiglia di assumere ogni giorno le seguenti quantità di vitamine B:

  • Vitamina B1: 15 milligrammi
  • Vitamina B2: 15 milligrammi
  • Vitamina B6: da 10 a 15 milligrammi
  • Vitamina B12: fino a 500 microgrammi (come metilcobalamina)
  • Acido folico: 400 microgrammi (come acido 5-metiltetraidrofolico)
  • Niacina: da 50 a 100 milligrammi
  • Acido pantotenico: da 20 a 60 milligrammi
  • Biotina: da 150 a 180 microgrammi

Consiglio

Per essere efficace, l'acido folico deve essere per prima cosa trasformato da un enzima nella sua forma attiva, il cosiddetto acido 5-metiltetraidrofolico (5-MTHF). Più della metà delle persone non è tuttavia in grado di produrre questo enzima a causa di un difetto genetico e quindi non può trasformare l'acido folico. Nella scelta di un preparato a base di acido folico, fare quindi attenzione che contenga già la sua forma attiva, ovvero il 5-metiltetraidrofolico .

Determinare in laboratorio il livello di omocisteina e i valori di acido folico e vitamina B12

Fiala con la scritta "Test della vitamina B12" tenuta davanti a un foglio degli esami
Si dovrebbero sempre eseguire gli esami del sangue, in particolare quelli per determinare i valori di acido folico e vitamina B12. Immagine: jarun011/iStock/Getty Images Plus

In caso di sindrome del burnout o di stati depressivi, si dovrebbero evitare fattori di rischio quali livello elevato di omocisteina e carenza di acido folico e vitamina B12 sottoponendosi a regolari esami del sangue.

Esiste un test standard per misurare il livello di omocisteina, i cui valori dovrebbero essere inferiori a 10 micromoli per litro.

La soluzione ideale per determinare il livello di vitamina B12 nel sangue è misurare l'olotranscobalamina (HoloTC). I valori normali nel siero sono superiori a 54 picomoli per litro. Il livello dell'acido folico può essere calcolato direttamente nei globuli rossi (eritrociti), e solitamente è compreso tra 250 e 400 microgrammi per litro.

A cosa fare attenzione in caso di gravidanza e allattamento, insufficienza renale e assunzione di farmaci.

Durante la gravidanza e l'allattamento le donne dovrebbero assumere integratori alimentari a dosi elevate solo in presenza di una comprovata carenza e previo consulto con il proprio medico.

I pazienti con problemi renali non dovrebbero assumere la vitamina B12 sotto forma di cianocobalamina, bensì di metilcobalamina, poiché la prima è probabilmente dannosa a dosaggi elevati per i pazienti con problemi ai reni.

In caso di assunzione di farmaci contro l'epilessia (antiepilettici), occorre fare attenzione ed evitare di assumere più di 5 milligrammi di vitamina B6 al giorno. Dosi elevate possono infatti ridurre l'efficacia dei farmaci. Tra gli antiepilettici interessati figurano fenobarbital (Luminale®) e fenitoina (Dintoinale®, Aurantin®).

Dosi giornaliere di vitamina B6 superiori a 5 milligrammi riducono anche l'efficacia della levodopa, il farmaco contro il Parkinson. È quindi consigliabile non assumerli insieme. Tra i farmaci contro il Parkinson che contengono il principio attivo levodopa (L-Dopa) ci sono ad esempio Numient®, Madopar®, Duodopa® e Sinemet®.

Il magnesio reprime l'ormone dello stress

Meccanismo d'azione del magnesio

I primi studi scientifici indicano che il magnesio è in grado di alleviare le depressioni da lievi a moderate e i disturbi d'ansia. Il suo effetto è dovuto al fatto che è in grado di bloccare gli ormoni dello stress, adrenalina e noradrenalina, riducendo così la comparsa del disturbo. Inoltre, prende parte a un elevato numero di processi biochimici che influenzano l'umore e ha un effetto distensivo sulla muscolatura.

Dosaggio e consigli per l'assunzione del magnesio

In base ai primi studi il magnesio può contribuire, a dosi comprese tra 46 e 600 milligrammi al giorno, ad alleviare i disturbi depressivi e gli stati d'ansia. I medici specializzati in micronutrienti consigliano quindi di assumere almeno 200 milligrammi di magnesio al giorno, preferibilmente ai pasti, perché così viene assorbito meglio nell'intestino. In questo modo è possibile prevenire anche i disturbi gastrointestinali che possono manifestarsi se si assumono dosi elevate di magnesio a stomaco vuoto. A seconda della sensibilità personale, già una dose minima di magnesio (250 milligrammi) può causare diarrea. In questo caso suddividere la dose in più porzioni. Il livello del magnesio va tenuto sotto controllo se si assumono più di 250 milligrammi al giorno per un periodo continuato.

Determinare in laboratorio il livello di magnesio

Il livello di magnesio è determinato tramite gli esami del sangue. È importante rilevarlo nel sangue intero, che contiene tutti i globuli rossi. Questo perché anche se il livello di magnesio nel siero fosse normale, potrebbe essere già carente all'interno delle cellule ematiche. Valori di magnesio compresi tra 1,38 e 1,5 millimoli per litro sono normali.

A cosa fare attenzione in caso di insufficienza renale e di assunzione di antibiotici e farmaci contro l'osteoporosi

Se si assumono determinati antibiotici o farmaci contro l'osteoporosi (bisfosfonati), si dovrebbe sempre attendere almeno due ore prima di assumere un preparato a base di magnesio, altrimenti quest'ultimo potrebbe fissarsi ai principi attivi presenti nel tratto gastrointestinale e renderli così inefficaci. Occorre prestare attenzione, tra le altre cose, ai seguenti farmaci:

  • Inibitori della DNA girasi: ciprofloxacina (come Ciperus® o Ciprofloxacina Pfizer®), ofloxacina (ad esempio Oflocin oppure Exocin®) o levofloxacina (ad esempio Levixiran o Levobat)
  • Tetracicline: come ad esempio tetraciclina (come Acromicina®, Ambramicina®, Tetrabioptal®) e doxiciclina (ad esempio Doxina®, Doxiciclina, Doxynor)
  • Bisfosfonati: ad esempio acido clodronico (come Moticlod®, Osteostab®), acido alendronico (ad esempio Fosamax®, Genale) e acido ibandronico (ad esempio Bondronat®, Bonviva®)

Le persone che soffrono di una nefropatia cronica non sono in grado di eliminare a sufficienza il magnesio in eccesso tramite i reni. Per evitare che il magnesio si accumuli nel sangue, queste persone non dovrebbero assumere preparati a base di magnesio.

Gli antiossidanti proteggono dai radicali liberi e hanno un effetto antinfiammatorio

Meccanismo d'azione degli antiossidanti

Annotazione della formula chimica per il coenzima Q10 e accanto delle compresse
Il coenzima Q10 può migliorare l'umore e favorire il metabolismo energetico delle cellule. Immagine: Ekaterina79/iStock/Getty Images Plus

Studi medici indicano che gravi sovraccarichi fisici e mentali all'interno dell'organismo portano a un maggior stress ossidativo e a una maggiore propensione alle infiammazioni, che danneggiano non solo cellule e tessuti ma possono anche peggiorare l'umore. Le persone che si trovano in condizioni di stress estremo necessitano quindi di più antiossidanti che neutralizzano i dannosi radicali liberi dell'ossigeno.

  • La vitamina C è l'antiossidante prevalente nel cervello. È coinvolta principalmente nel metabolismo del sistema nervoso e protegge le cellule nervose dalle influenze dannose. In base ai primi studi, la vitamina C ha un effetto antidepressivo.
  • Vitamina E: Studi scientifici hanno dimostrato che la vitamina E ha effetti antidepressivi sui topi. Probabilmente il suo effetto si basa sul fatto che migliora le difese contro lo stress ossidativo nelle regioni cerebrali importanti per l'insorgenza della depressione.
  • Zinco: In molti studi scientifici è risultato che anche lo zinco era in grado di ridurre i disturbi depressivi e di migliorare l'umore. Si pensa che il suo effetto sia da ricondurre al fatto che stimola la produzione di un determinato trasmettitore, importante per la sopravvivenza delle cellule nervose. Tuttavia, sono necessari altri studi per confermare questa ipotesi.
  • Selenio: Alcuni studi scientifici condotti sull'uomo mostrano che un apporto regolare di selenio migliora l'umore ed è in grado di alleviare gli stati d'ansia e la stanchezza. In uno studio condotto sui topi gli scienziati hanno provato che il selenio riduce sia lo stress ossidativo che i processi infiammatori in determinate aree del cervello.
  • Secondo alcuni studi scientifici, anche il coenzima Q10, L-Carnitina e acido alfa-lipoico possono migliorare l'umore e avere un effetto antidepressivo. Essi non solo svolgono un'azione antiossidante e antinfiammatoria, ma promuovono il metabolismo energetico delle cellule, che è di grande importanza in caso di sindrome del burnout, poiché il costante stress fisico e psichico è legato a un fabbisogno energetico particolarmente elevato. Il cervello, in particolare, consuma molta più energia in caso di sovraccarico cronico e di conseguenza può subire facilmente una carenza, che rafforza a sua volta i disturbi di una sindrome del burnout.

Dose e consigli di assunzione degli antiossidanti

In caso di carico fisico e psichico elevato e di stress, si consigliano le seguenti dosi (quotidiane) dei diversi antiossidanti:

  • Vitamina C: da 200 a 3.000 milligrammi
  • Vitamina E: 40 milligrammi
  • Zinco: da 15 a 30 milligrammi
  • Selenio: da 20 a 100 microgrammi come selenato di sodio
  • Coenzima Q10: da 100 a 500 milligrammi
  • L-Carnitina: da 1.000 a 2.000 milligrammi
  • Acido alfa-lipoico: 200 milligrammi

Nella medicina dei micronutrienti si consiglia di combinare tra loro i vari antiossidanti in modo da integrarne l'effetto. La vitamina C, ad esempio, è necessaria per consentire alla vitamina E di recuperare dopo aver eliminato i radicali liberi dell'ossigeno. Nei preparati combinati i componenti sono regolati tra loro e quindi i dosaggi sono sensibilmente ridotti.

Nel caso dei preparati che contengono vitamina E e il coenzima Q10 è consigliabile assumerli ai pasti perché il corpo è in grado di assorbirli solo con l'aiuto dei grassi contenuti negli alimenti.

Consiglio

Se si combinano vitamina C e selenio, occorre fare attenzione che il preparato contenga selenato di sodio. La vitamina C non pregiudica l'assorbimento di selenato di sodio, ma complica quello del selenito di sodio.

Determinare in laboratorio lo stress ossidativo

Normalmente l'apporto di antiossidanti nelle quantità consigliate non causa problemi. Tuttavia, se le dosi aumentano è consigliabile sottoporsi prima a un controllo medico dello stato antiossidante per verificare se il rapporto tra radicali liberi e antiossidanti è compensato o se il soggetto soffre di stress ossidativo a causa di una carenza di antiossidanti. Lo stato antiossidante si determina tramite vari esami di laboratorio effettuati su un campione di sangue o di urina.

In caso di apporto di selenio per un periodo prolungato e a dosi elevate si dovrebbero determinare anche i valori di selenio nel sangue, idealmente nel sangue intero che contiene tutte le cellule ematiche. I valori normali sono compresi tra 120 e 150 microgrammi per litro di sangue intero.

Antiossidanti: cosa ricordare in caso di gravidanza e allattamento, in concomitanza di farmaci e malattie

In caso di insufficienza renale non si dovrebbero assumere dosi di vitamina C superiori a 500 milligrammi al giorno, poiché in caso contrario si potrebbero formare calcoli e accumuli di ossalati. In caso di problemi renali, anche l'apporto di selenio e zinco è consigliato solo a fronte di una comprovata carenza e sotto il controllo medico. La carnitina è importante in caso di insufficienza renale . ma l'assunzione di preparati a base di dosi elevate di L-Carnitina (oltre 1.000 milligrammi) andrebbe discussa con il medico.

 

Nei diabetici la L-Carnitina migliora l'indice glicemico. Se si assume L-Carnitina contemporaneamente a farmaci ipoglicemici, c'è il rischio di ipoglicemia. Tra questi ultimi figurano, tra gli altri, metformina (Metbay®, Myronyl® e Glucophage®) e sulfaniluree (Euglucon®, Bi-Euglucon® o Maninil®). Eventualmente è necessario adeguare la dose dei farmaci. Si consiglia di controllare regolarmente l'indice glicemico e consultare il proprio medico.

In casi molto rari la L-Carnitina può rafforzare l'effetto degli anticoagulanti di tipo cumarinico (antagonisti della vitamina K). Tra questi figurano etil biscoumacetato (Tromexan®), fenprocumone (Marcuphen®, Falithrom®, Marcoumar®) e warfarin (Coumadin®). Quindi, se si prendono già questi farmaci, l'assunzione di L-Carnitina andrebbe discussa con il medico, che controllerà il fattore di coagulazione (valore INR).

In caso di tumore, si dovrebbe discutere con il medico la possibilità di assumere L-Carnitina.

I fumatori dovrebbero evitare di assumere l'alfa-tocoferolo isolato e a dosi elevate (una determinata forma della vitamina E), poiché si sospetta che aumenti il rischio di cancro ai polmoni.

Non esistono ancora studi sull'assunzione a lungo termine dell'acido alfa-lipoico durante la gravidanza e l'allattamento. I primi studi non indicano alcun effetto negativo su madre e bambino.

Lo zinco rende inefficaci determinati antibiotici e farmaci contro l'osteoporosi, che andrebbero quindi assunti rispettando un intervallo di almeno due ore. Tra questi citiamo, ad esempio:

  • Gli inibitori della DNA girasi come la ciprofloxacina (ad esempio Ciflox®, Ciperus®), levofloxacina (ad esempio Tavanic®), norfloxacina (ad esempio Diperflox®, Norflox®) e ofloxacina (ad esempio Flobacin®, Visuab®)
  • le tetracicline come tetraciclina (ad esempio Acromicina®, Tetraciclina®), doxiciclina (ad esempio Ribociclina®) o minociclina (ad esempio Minotek®, Minocin®)
  • Bisfosfonati come acido alendronico (ad esempio Fosamax®, Tevabone®), acido etidronico (ad esempio Didronel®), acido ibandronico (ad esempio Bondronat®) o acido risedronico (Actonel®)

Acidi grassi omega 3 e fosfatidilserina: i componenti delle cellule nervose

Efficacia degli acidi grassi omega 3 e della fosfatidilserina

Gli acidi grassi omega 3, e in particolare l'acido alfa-linolenico (ALA), l'acido eicosapentaenoico (EPA) e l'acido docosaesaenoico (DHA), sono necessari per la crescita, la riparazione, la conservazione e la protezione delle cellule nervose e sono quindi fondamentali per il funzionamento del sistema nervoso. Un numero crescente di studi scientifici dimostra che una carenza di acidi grassi omega 3 è legata all'insorgenza di diverse malattie psichiatriche, tra cui la depressione e ricorrenti sbalzi d'umore. Esistono inoltre prove che il loro apporto può alleviare i disturbi depressivi.

Il parere degli esperti

Spesso gli acidi grassi omega 3 e omega 6 hanno effetti contrapposti. I risultati di uno studio recente dimostrano che un rapporto elevato tra acidi grassi omega 6 e omega 3, ovvero molti omega 6 e pochi omega 3, può aumentare la predisposizione agli sbalzi d'umore.

La fosfatidilserina è un componente importante della membrana delle cellule nervose. Partecipa alla produzione e alla liberazione dei trasmettitori come la serotonina, l'ormone della felicità, e la dopamina, eccitante, che influenzano l'elaborazione delle informazioni. In questo modo la fosfatidilserina contribuisce a migliorare la gestione dello stress. Inoltre, secondo alcuni studi scientifici, ha un effetto antidepressivo, previene i processi infiammatori nel sistema nervoso e, in caso di forte stress, migliora il benessere e riduce la tensione emotiva.

Dose e assunzione consigliata di acidi grassi omega 3 e fosfatidilserina

Semi di lino su un cucchiaio di legno con accanto una ciotola di vetro con olio di lino
Gli acidi grassi omega 3 sono contenuti soprattutto nel pesce e negli oli vegetali come l'olio di lino e di noce. Immagine: HandmadePictures/iStock/Getty Images Plus

La medicina dei micronutrienti utilizza gli acidi grassi omega 3 nelle seguenti dosi per la cura di depressione e altri disturbi psichici:

  • EPA: da 1.000 a 1.500 milligrammi
  • DHA: 600 milligrammi

Studi scientifici forniscono prove che EPA e DHA sono particolarmente efficaci in caso di problemi legati all'umore se assunti in un rapporto di 2:1, che corrisponde ad esempio a 1.200 milligrammi di EPA e 600 milligrammi di DHA al giorno.

Consiglio

Il pesce e gli oli vegetali in particolare, come l'olio di lino e di noce, sono ricchi di acidi grassi omega 3. Se volete integrare il vostro apporto di omega 3 con preparati corrispondenti, è importante scegliere un prodotto di qualità elevata, privo di residui e sostanze nocive. Gli oli di pesce in particolare dovrebbero essere depurati.

La fosfatidilserina in persone soggette a sovraccarico cronico in dosi da 300 a 400 milligrammi riduce sensibilmente le reazioni del corpo allo stress.

Determinare in laboratorio il livello di acidi grassi omega 3

Gli esami del sangue, che consentono di determinare la percentuale di acidi grassi omega 3 EPA e DHA nei globuli rossi, permette di provare una carenza. Il cosiddetto Indice omega 3 viene indicato in percentuale. Un risultato compreso tra cinque e otto è normale e indica che da cinque a otto acidi grassi su 100 presenti nei globuli rossi sono preziosi omega 3. Nelle condizioni ottimali il valore deve essere compreso tra otto e undici.

Cosa ricordare in caso di malattie, assunzione di anticoagulanti e prima di interventi chirurgici

Le persone che contraggono improvvisamente malattie a fegato o reni, ad esempio in caso di pancreatite o colecistite, dovrebbero interrompere l'assunzione di acidi grassi omega 3.

In caso di coagulopatia si consiglia, prima dell'assunzione, di consultare un medico poiché gli omega 3 hanno un effetto anticoagulante. Per lo stesso motivo, a partire da una dose di 1.000 milligrammi possono potenziare l'effetto degli anticoagulanti. Tra questi figurano ad esempio i seguenti principi attivi:

  • Derivati cumarinici come fenprocumone (come Marcumar®) e warfarin (Coumadin®)
  • Acido acetilsalicilico (ASA, Aspirina®)
  • Eparina (Ecabil®)
  • Nuovi anticoagulanti orali come apixaban (Eliquis®), dabigatran (Pradaxa®), rivaroxaban (Xarelto®) ed edoxaban (Lixiana®)

Se vi sono stati prescritti farmaci anticoagulanti, il vostro medico dovrebbe controllare costantemente la coagulazione se assumete anche acidi grassi omega 3.

A fronte del loro effetto anticoagulante si consiglia, anche prima di un intervento chirurgico programmato, di interrompere l'assunzione di dosi elevate di omega 3 o di ridurne la dose. Consultate il medico in merito. Al contrario, dopo un'operazione è possibile assumere acidi grassi omega 3 senza problemi.

Aminoacidi per l'equilibrio metabolico nel cervello

Meccanismo d'azione degli aminoacidi

Gli aminoacidi sono componenti delle proteine che svolgono compiti vitali nell'organismo. Le proteine, ad esempio, sono coinvolte in tutte le reazioni metaboliche, svolgono funzioni di trasporto, agiscono da trasmettitori o sono importanti nella difesa contro i microrganismi patogeni in quanto componenti del sistema immunitario. In caso di sindrome del burnout, intervengono soprattutto gli aminoacidi triptofano, taurina, teanina e GABA:

  • Il triptofano è un precursore della serotonina. Questo "ormone della felicità" migliora l'umore e combatte la luna storta, l'ansia e gli stati depressivi. Spesso chi soffre di depressione presenta uno scompenso nei livelli di serotonina. I risultati dei primi studi indicano che l'assunzione di triptofano influisce positivamente sull'umore.
  • La taurina è presente in grandi quantità in tutto l'organismo, in particolare nel cervello. La taurina ha un effetto antinfiammatorio e antiossidante e nel cervello svolge un'importante funzione protettiva per le cellule nervose. Contemporaneamente, la taurina ha un effetto inibitore sul sistema nervoso, calmandolo. I primi esami scientifici sui ratti hanno dimostrato l'effetto antidepressivo della taurina.
  • La teanina è contenuta principalmente nel tè. Questa influisce sul livello dei diversi neurotrasmettitori che regolano l'umore e l'attività (come serotonina, dopamina e GABA) e protegge le cellule nervose. In diversi studi la teanina ha dimostrato di ridurre lo stress e alleviare l'ansia.
  • Il GABA è uno dei principali trasmettitori del sistema nervoso, con un effetto calmante e rilassante sulla muscolatura. I risultati dei primi studi indicano che il GABA contribuisce ad alleviare lo stress.

Dose e consigli di assunzione degli aminoacidi

Si consigliano le seguenti dosi dei diversi aminoacidi a supporto della cura della sindrome del burnout:

  • Triptofano: da 1.000 a 5.000 milligrammi
  • Taurina:da 200 a 500 milligrammi
  • Teanina: da 200 a 500 milligrammi
  • GABA: da 100 a 500 milligrammi

I medici specializzati in micronutrienti consigliano un preparato che contiene una combinazione di aminoacidi. Spesso nei preparati combinati la dose è inferiore e regolata.

Da ricordare in caso di malattie e in gravidanza e allattamento

Poiché le persone con malattie a fegato o reni non sono in grado di metabolizzare ed eliminare correttamente il triptofano, non dovrebbero assumerlo. Inoltre, poiché il triptofano riduce la pressione, chi viene curato per ipertensione, dovrebbe consultare il medico prima di assumerlo.

Le donne incinte e che allattano dovrebbero evitare l'assunzione poiché non si hanno dati a sufficienza sulla sua sicurezza per i feti e i neonati.

La rodiola inibisce il cortisolo, l'ormone dello stress

Meccanismo d'azione della rodiola

Già da lungo tempo la rodiola (Rhodiola rosea) viene usata nelle reazioni artiche nella medicina tradizionale poiché inibisce la secrezione del cortisolo e quindi aiuta l'organismo ad adattarsi meglio alle situazioni di stress. Di recente uno studio scientifico ha fornito le prime prove di come la rodiola riduca i disturbi dei pazienti che soffrono di burnout. Tuttavia, sono necessari altri studi per confermare questa ipotesi.

Dose e consigli di assunzione della rodiola

Si consigliano da 200 a 400 milligrammi di estratto di rodiola al giorno a supporto del trattamento della sindrome del burnout. L'estratto dovrebbe contenere una dose standard di rosavina da uno al due percento; da 200 a 400 milligrammi di estratto contengono da 2 a 8 milligrammi di rosavina.

L'estratto di rodiola dovrebbe essere assunto a stomaco vuoto, quando l'assorbimento del principio attivo è migliore. Inoltre, è meglio assumere la rodiola nella prima metà della giornata (la mattina o a pranzo) per evitare disturbi del sonno.

A cosa fare attenzione in caso di gravidanza e allattamento e assunzione di farmaci

I risultati degli studi non indicano problemi legati alla sicurezza in caso di assunzione della rodiola. Finora non sono stati condotti studi sull'effetto della rodiola su feti o neonati. Pertanto, le donne incinte e che allattano non dovrebbero assumere preparati a base di rodiola.

Quest'ultima può inibire gli enzimi nel fegato che eliminano i farmaci, e, di conseguenza, potrebbe rallentare il metabolismo dei farmaci, rafforzandone l'effetto. Se ne sconsiglia quindi l'uso combinato con altri farmaci.

La vitamina D o il sole migliorano l'umore

Meccanismo d'azione della vitamina D

Una donna davanti al mare che ammira il tramonto
Una carenza di vitamina D favorisce la depressione e le oscillazioni dell'umore. Immagine: nicoletaionescu/iStock/Getty Images Plus

La vitamina D non solo viene assorbita dall'organismo solo tramite l'alimentazione, ma viene principalmente prodotta nella pelle grazie all'influenza dei raggi solari. Già da tempo gli scienziati presumono una correlazione tra depressione e carenza di vitamina D. I disturbi depressivi si manifestano con particolare frequenza durante i bui mesi invernali, quando la pelle non viene quasi mai a contatto con la luce del sole.

È stato dimostrato come una grave carenza di vitamina D possa causare gravi depressioni, mentre il suo effetto antidepressivo non è ancora stato completamente provato. Diversi studi scientifici indicano tuttavia che la vitamina D (oltre 1.000 Unità internazionali) può alleviare gli sbalzi d'umore e i disturbi depressivi. Gli esperti suppongono che la vitamina D influenza la produzione di determinati trasmettitori nel sistema nervoso, che hanno un ruolo importante nell'insorgenza della depressione.

Dose e consigli di assunzione della vitamina D

La dose di vitamina D dipende soprattutto dalla capacità di assorbimento da parte dell'organismo. A seconda del livello di vitamina D, si consiglia di assumere da 1.000 a 4.000 Unità internazionali al giorno per alleviare i disturbi depressivi. Tuttavia, in caso di carenza acuta di vitamina D sono necessarie dosi maggiori, ad esempio 10.000 Unità internazionali al giorno per un periodo di tempo prescritto dal medico.

Il parere degli esperti

Regola generale per un incremento lento del livello di vitamina D: Una somministrazione costante di 1.000 unità internazionali (UI) al giorno, in aggiunta alle circa 4.500 unità internazionali prodotte dal corpo, aumenta il livello di vitamina D di 10 nanogrammi per millilitro (ng/ml).

Rilevazione del livello di vitamina D in laboratorio

Il medico può determinare una carenza di vitamina D mediante gli esami del sangue, che rilevano la quantità di vitamina D nel siero, ovvero nella parte liquida del sangue. Valori compresi tra 40 e 60 nanogrammi per millilitro sono ottimali.

Da ricordare in caso di assunzione di farmaci e di sarcoidosi

L'assunzione di vitamina D aumenta l'assorbimento del calcio. Poiché i diuretici del gruppo dei tiazidici riducono l'eliminazione del calcio, in caso di assunzione concomitante di questi principi attivi si può registrare un forte aumento dei livelli di calcio nel sangue. Si consiglia quindi di controllarne il livello regolarmente. Tra i tiazidici figurano i principi attivi idroclorotiazide (ad esempio Microzide®, Esidrex®), lo xipamide (ad esempio Aquafor®, Neotri®) o l'indapamide (ad esempio Natrilix®, Sicco®).

Spesso il calcio nel sangue aumenta nei pazienti che soffrono di sarcoidosi. In questo caso si sconsiglia di assumere vitamina D.

Dosaggi in breve

Assunzione consigliata di micronutrienti al giorno in caso di sindrome del burnout

Vitamine

Biotina

da 150 a 180 microgrammi (µg)

Acido folico

400 microgrammi

Niacina

da 50 a 100 milligrammi (mg)

Acido pantotenico

da 23 a 60 milligrammi

Vitamina B1

15 milligrammi

Vitamina B2

15 milligrammi

Vitamina B6

da 10 a 15 milligrammi

Vitamina B12

da 10 a 25 milligrammi

Vitamina C

da 200 a 3.000 milligrammi

Vitamina E

da 135 a 335 milligrammi

Vitamina D

da 1.000 a 4.000 Unità internazionali (IE)

Minerali

Magnesio

da 46 a 600 milligrammi

Zinco

da 15 a 30 milligrammi

Selenio

da 20 a 100 microgrammi

Fitonutrienti

Rodiola

250 milligrammi

(da 2 a 8 milligrammi di rosavina)

Altri

Acido alfa-lipoico

200 milligrammi

Coenzima Q10

da 100 a 300 milligrammi

L-Carnitina

da 1.000 a 2.000 milligrammi

Acidi grassi omega 3

da 1.000 a 1.500 milligrammi EPA

600 milligrammi DHA

Fosfatidilserina

da 300 a 400 milligrammi

Taurina

da 200 a 500 milligrammi

Triptofano

da 1 a 5 grammi (g)

Teanina

da 200 a 500 milligrammi

GABA

da 100 a 500 milligrammi

Sintesi degli esami di laboratorio consigliati

Esami del sangue consigliati in caso di burnout

Valori normali

Acido folico/Folato (sangue intero)

250-400 microgrammi al litro (eritrociti-folato) (µg/l)

Vitamina B12 come olotranscobalamina (siero)

più di 54 picomoli per litro (pmol/l)

Vitamina D (siero)

da 40 a 60 nanogrammi per millilitro (ng/ml)

Magnesio (sangue intero)

da 1,38 a 1,5 millimoli per litro (mmol/l)

Indice Omega 3

dal 5 all'8 percento

Omocisteina (siero)

meno di 10 micromoli per litro (µmol/l)

Selenio (sangue intero)

da 120 a 150 microgrammi per litro

Classificazione

Riepilogo

La sindrome del burnout è uno stato di completo esaurimento fisico ed emotivo. Determinati micronutrienti possono aiutare il trattamento classico del burnout.

Le vitamine B rafforzano il sistema nervoso e ottimizzano il metabolismo energetico, incrementando la resistenza fisica e mentale. Il magnesio reprime la formazione degli ormoni dello stress e può alleviare gli stati d'ansia. Gli antiossidanti proteggono il sistema nervoso dai danni causati dai radicali liberi, hanno un effetto antinfiammatorio e forniscono al corpo energia sufficiente anche in caso di stress costante.

Gli acidi grassi omega 3 e la fosfatidilserina partecipano alla protezione e al mantenimento delle cellule nervose e influenzano la secrezione di importanti trasmettitori all'interno del sistema nervoso. Gli aminoacidi triptofano, taurina, teanina e GABA proteggono il sistema nervoso e hanno un effetto rilassante e calmante. La rodiola inibisce la secrezione del cortisolo, l'ormone dello stress, e aiuta le persone ad adattarsi meglio alle situazioni di stress. Si presume che la vitamina D influisca su importanti trasmettitori del sistema nervoso che hanno un ruolo nell'insorgenza della depressione.

Classificazione

Indice degli studi e delle fonti

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